Gli Italiani il 4 marzo eleggeranno, si fa per dire, i parlamentari. Due gli aspetti drammatici, che non possono essere sottaciuti, incombono sul paese Italia. Il Primo, leggendo le proposte di candidature, prescindendo dai partiti, si palese che non è chiaro il significato di governare ed amministrare (registi) con il recitare (attore)maschere carnevale, confondendo causa ed effetto. Secondo, gli italiani sono chiamati a eleggere i parlamentari con una “Croce” da apporre su uno simbolo, ove sono riportati i candidati scelti dai partiti, con un ordine blindato. L´ordine di norma è strutturato, da quanto si legge dalla cronaca politica, sulla basa delle fedeltà (vera o presunta – visti i cambi di casacca) e reverenza verso il “capo” e non per l´autorevolezza, preparazione e capacità che viene sistematicamente mortificata a vantaggio dei “servitori”.

Il sistema elettorale, cosi come tutto ciò che è stato partorito negli ultimi anni, ha un solo fine, creare le condizioni di autoreferenzialità della politica e della classe di governo, il quale, al fine di non far faticare molto l´elettore, gli propone gia chi votare; non dovrà porsi il quesito chi sarà il migliore, è stato gia scelto per lui. L´elettore dovrà soltanto ratificare la scelta del “capo”. Per cui si ha solo la sensazione di scegliere, di fatto altri hanno gia scelto per gli lui.

Il dato è tratto, il 4 marzo gli Italiani saranno chiamati al teatro (urne) nella convinzione di essere attori ma sono solo figuranti o spettatori che dovranno applaudire al dramma che si sta consumando come in una recita e non ad eleggere i propri rappresentanti. Sono spettatori e non attori seppur dentro il teatro.

La vita sociale e culturale del paese è diventata un dramma perchè chi governa non si è reso conto che il mondo fuori dipende da loro e che il dramma che si sta consumando in Italia è solo colpa loro. Gli attori, giustamente, sono convinti di essere al teatro e non al Governo lo dimostra il fatto che chi governa cavalca la protesta, guida i cortei, prende impegni politici per poi disattenderli sistematicamente, in parole povere un pessimo “teatro”. Sul punto, ma atteso i livello il dato è sconosciuto, affermava in tempi non sospetti Seneca “la vergogna dovrebbe proibire ad ognuno di noi di fare ciò che le leggi non proibiscono”.